Detrazione spese bonus facciata 2020 : quanto si può detrarre e cosa è incluso? Condizioni e limiti per usufruirne

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Ottime notizie sul fronte dei provvedimenti a sostegno della casa. Chi aveva in mente di eseguire dei lavori di manutenzione sulle facciate delle proprie abitazioni potrebbe beneficiare, a partire dal 2020, di uno sconto fiscale sull’ammontare totale dei lavori.

Il provvedimento, nato con la discussione dell’ultima Legge finanziaria che è entrata in vigore da Gennaio 2020, ha messo a budget dei fondi per coprire il rimborso delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione delle facciate degli appartamenti e/o degli stabili, sia se appartenenti ad un complesso di appartamenti (condominio) sia per abitazioni singole come villette, villa a schiera stabili d’epoca dunque per qualsiasi altra forma di abitazione privata.

Elenco lavori inclusi nel Bonus Facciate 2020

“L’agevolazione riguarda, in pratica, tutti i lavori effettuati sull’involucro esterno visibile dell’edificio, cioè sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno).
Il bonus non spetta, invece, per gli interventi effettuati sulle facciate interne
dell’edificio, se non visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.
Tra le opere agevolabili rientrano, a titolo esemplificativo:

      • il consolidamento, il ripristino, il miglioramento delle caratteristiche termiche anche
        in assenza dell’impianto di riscaldamento e il rinnovo degli elementi costitutivi della facciata esterna dell’edificio, che costituiscono esclusivamente la struttura opaca verticale, nonché la sola pulitura e tinteggiatura della superficie
      • il consolidamento, il ripristino, compresa la sola pulitura e tinteggiatura della superficie, o il rinnovo degli elementi costitutivi dei balconi, ornamenti e dei fregi
      • i lavori riconducibili al decoro urbano quali quelli riferiti alle grondaie, ai pluviali, ai parapetti, ai cornicioni e alla sistemazione di tutte le parti impiantistiche che insistono sulla parte opaca della facciata.

Sono detraibili i materiali acquistati per la ristrutturazione, i compensi dei tecnici che seguiranno la progettazione o ne eseguiranno la corretta esecuzione e gli oneri accessori (occupazione suole pubblico per ponteggi, noleggio ponteggi, ecc… )che dovrete versare per poter eseguire i lavori a regola d’arte.

Al seguente link troverete una guida dettagliata, emessa dall’Agenzia delle Entrate, all’interno della quale sono presenti ulteriori dettagliagli, qualora ne abbiate bisogno.

La grande novità introdotta da questo provvedimento consiste nella possibilità, a differenza delle detrazioni in ambito casa attualmente in vigore, di portare in detrazione nel computo totale della spesa sostenuta, qualsiasi tipo di lavori, anche quelli ricadenti nell’ambito delle manutenzioni ordinarie.

Tutte del detrazioni ad oggi attive nell’ambito delle ristrutturazioni casa prevedono che si possa beneficiare dello sconto fiscale se e soltanto se i lavori in corso siano inquadrabili come manutenzione straordinaria, mentre quelle ordinarie possono rientrare all’interno della spesa da portare in detrazione, se e soltanto se sono una diretta conseguenza dei lavori di manutenzione straordinaria.

Mi spiego meglio: se all’interno del vostro appartamento avete deciso di inserire un nuovo bagno, dato che i lavori prevederanno la rimozione del pavimento per aggiungere/modificare le tubature, per l’inserimento di nuove tramezzature, ecc…, si deve aprire una Cila, da parte di un tecnico abilitato, da depositare presso il Comune dove si trova l’appartamento, all’interno della quale questi lavori, secondo le normative vigenti, devono essere classificati come opere di manutenzione straordinaria in quanto modificano la volumetria oltre che la planimetria dell’appartamento; una diretta conseguenza potrebbe risultare quella di  eseguire una tinteggiatura dell’appartamento per via della modifica in opera (questa è classificata come operada di manutenzione ordinaria). In questo caso però, anche queste voci di costo  rientrano all’interno del computo delle spese che si possono portare in detrazione in quanto dipendenti e necessarie all’esecuzione a regola d’arte dei lavori per la realizzazione del nuovo bagno.

L’aspetto innovativo e del tutto differente previsto dal bonus facciate  si riscontra nella possibilità di poter usufruire dell’agevolazione, come sopra detto, anche per i soli lavori di manutenzione ordinaria; quindi se la vostra facciata necessita solo di una tinteggiatura e non di un complesso di lavori invasivo (ad esempio cappotto termico, apertura di finestre, ecc…), oggi risulta possibile usufruire di questo importante sostegno economico per rimetterla in ordine.

Tale provvedimento, oltre a favorire i contribuenti che intendono realizzare opere con il fine del risparmio energetico (cappotti termici, ecc…), mira a salvaguardare la vetustà del patrimonio immobiliare fornendo un solido sostegno economico a chi decide di abbellire o restaurare il proprio immobile, oltre che fornire una nuova spinta nell’ambito del sostegno al comparto edilizia, negli ultimi anni in forte crisi.

A quanto ammonta la detrazione prevista per il Bonus Facciate 2020?

Come per tutte le altre detrazioni, anche il per il bonus ristrutturazione facciate, il beneficio consiste nella possibilità di portare in detrazione l’intero ammontare dei costi sostenuti per la ristrutturazione della facciata della nostra abitazione. Questa detrazione però, a differenza di quelle già in corso nell’ambito della manutenzione casa, comporta la possibilità di portare in detrazione il 90% del costo sostenuto!!!

A conti fatti significa che rifacciamo la facciata quasi GRATIS.

E’ importante sottolineare che rimborso sarà possibile recuperarlo in 10 anni mediante delle rate ogni anno pari al 9% dell’intera spesa sostenuta.

Tale rimborso avverrà come detrazione da scomputare dall’ammontare dalle tasse che siamo costretti annualmente a versare nelle casse Statali.

Bisogna naturalmente valutare attentamente l’ammontare totale delle tasse che noi versiamo annualmente nelle casse statali. Se il valore della detrazione è superiore all’ammontare di queste, rientriamo nella situazione di in capienza e la differenza a nostro favore verrà persa o meglio non potremo ricevere nessuna forma di rimborso…

Ma a tal proposito vi fornisco un suggerimento: se le spese da sostenere sono così elevate da non riuscire ad essere detratte per intero da singolo e convivete l’appartamento con un altro inquilino possessore di reddito facente parte del vostro stato di famiglia, potete suddividere tra entrambi le  spese da liquidare per i lavori così’ così da riuscire a beneficire per intero dell’intera detrazione. L’unica condizione in questo caso è risultare entrambi come committenti dell’opera.

Conoscere la propria posizione fiscale prima di avviarvi una una ristrutturazione di questo tipo risulta di vitale importanza se si vuole beneficiare in questo bonus e questa dovrebbe essere commisurata alla spesa totale che potrete pianificare sia facendovi fare dei preventivi dalle impresa specializzate sia, soprattutto, avvalendovi della collaborazione di un tecnico abilitato che risulta in questi casi di vitale importanza (anche la parcella di quest’ultimo si potrà portare in detrazione).

Come calcolo la detrazione ottenibile con il bonus facciate?

Per facilitare la comprensione di un ambito ostico a molti vi riporto un esempio pratico su come calcolare la detrazione e come stimare l’ammontare delle tasse che annualmente versate allo Stato.

Per verificare l’ammontare delle tasse che versate allo Stato dovete munirvi, ad esempio, del modello CUD che vi è stato fornito dal vostro datore di lavoro; verificate il valore riportato nella casella E21: se ad esempio questo è pari a 6.125 euro significa che potete al massimo portare in detrazione questa cifra ogni anno.

Quindi se la vostra manutenzione costerà 50.000 mila euro potrete portare in detrazione:

50.000 * 0,9 = 45.000 euro cioè 4.500 euro annui per i prossimi 10 anni.

Questa è la cifra che otterrete come rimborso con la dichiarazione dei redditi mediante che annualmente eseguire (730 o UNICO); questa cifra verrà liquidata ai dipendenti  in busta paga il primo mese utile da parte del vostro Sostituo di Imposta mentre ai pensionati sarà liquidita dall’INPS; ciò è vero perché siete in una condizione dove la differenza tra ciò che dovete versare allo Stato e ciò che lo Stato deve restituirvi è positiva ovvero 6.125 – 4.500 = 1.625 euro.

Occhio a tenere in conto tutte le altre detrazioni delle quali beneficiate; il totale delle detrazioni potrebbe risultare negativo e questa differenza negativa non vi verrebbe rimborsata e perdereste una parte del beneficio, così come sopra spiegato.

Chi può portare in detrazione la spesa per il rifacimento della facciata?

A beneficiare di questa possibilità, a partire dal 2020, sono tutti i contribuenti che nell’anno solare antecedente a quello di dichiarazione dei redditi hanno eseguito dei lavori di rifacimento/ristrutturazione delle facciate delle proprie abitazioni. Non vi è nessun tetto limite alla spesa sostenuta e si può portare in detrazione, in 10 rate annuali, il 90% della spesa sostenuta per la manutenzione eseguita.

In ambito condominiale, la spesa, che verrà parametrata in funzione dei millesimi di possesso, potrà essere portata in detrazione dai singoli condomini mediante la dichiarazione annuale.

Bonus Facciate 2020:  accessibili solo agli appartamenti ricadenti in zona A e zona B; limitazioni e guida per non perdere il beneficio.

Allo stato attuale non esiste un tetto massimo al limite di spesa massimo per il quale si può usufruire delle detrazioni per il Bonus facciate rimborsate tramite l’Agenzia delle Entrate da parte del vostro sostituto di imposta.

Le uniche limitazioni presenti sono quelle relative alla tipologia di esecuzione del pagamento delle imprese che eseguiranno i lavori o per i professionisti che incaricherete per l’esecuzione del progetto. Va sottolineato che il progetto deve essere regolarmente denunciato presso il Comune dove ha sede l’appartamento (si dovrà procedere, li dove necessario al pagamento dei tributi relativi all’occupazione del suolo pubblico se sarà montato un ponteggio) ed il pagamento delle opere e prestazioni dovrà avvenire in maniera tracciata mediante il famoso bonifico parlante dove sono riportate in maniera chiara tutte le informazioni afferenti la ristrutturazione in corso.

La limitazione più importante ricade però nella tipologia di appartamenti che possono beneficiare del Bonus: infatti questi devono ricadere nelle zone censite come zona A (centri storici) o zona B (zone totalmente o parzialmente edificate subito al di fuori della zona A) ddelle nostre città; a tal proprosito il tecnico incaricato sarà la persona più informata che potrà immediatamente eseguire una verifica sulla posizione che occupa in vostro appartamento.

Sono ammessi al bonus facciate solo gli interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi. Sono quindi escluse le finestre e gli impianti.

Sono sicuro di avervi fornito le info necessarie. In bocca al lupo per i lavori e speriamo che la nuova facciata sia di vostro gradimento.

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Detrazioni spese mediche 2020: novità, modifiche e condizioni per usufruirne

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Con la manovra 2020 il Governo ha introdotto poche modifiche ma sostanziali per provare a dare una spallata al sommerso nell’ambito sanitario.

Spese mediche detraibili

Infatti, seppur le detrazioni in ambito sanitario non hanno subito modifiche nel loro apparato generale ed i capi saldi sono quelli attualmente in vigore  (vedi Detrazioni spese mediche sanitarie), così come le modalità per usufruirne, sempre riportate nell’articolo linkato in parentesi, il Governo si è concentrato sul l’emersione  dei pagamenti in nero per quanto concerne il settore privato. Ma cosa è cambiato?

Detrazione Spese mediche e Sanitarie 2020: cosa è cambiato?

Spese Mediche 730

Pagamenti tracciabili: cosa cambia e perché

La principale novità introdotta dalla nuova legge di bilancio, per quanto concerne le spese mediche detraibili nella compilazione del 730, riguarda le modalità di pagamento.

Se per l’acquisto di farmaci, le visite o le prestazioni erogate da strutture pubbliche o private ma convenzionate, è possibile pagare in contanti,  ciò non è più fattibile per quanto riguarda le visite o le prestazioni erogate da medici o studi in regime privato.

A partire dal 1° di Gennaio del 2020, data ipoteticamente posticipata al 1°Aprile 2020 per far fronte alle numerose richieste che il Governo ha ricevuto da parte dei CAF che miravano a  tutelare tutti i contribuenti che non erano a conoscenza del provvedimento e che potevano perdere il diritto alla detrazione (confermata definitivamente al 01 Gennaio 2020), se volete continuare a usufruire della detrazione del 19% anche sulle visite eseguite in regime privato, è necessario liquidare la prestazione mediante “pagamenti tracciabili”, ovvero bancomat, carta di credito, con un assegno non trasferibile o un bonifico bancario…

Naturalmente può essere usata anche la carta in possesso di chi usufruisce del reddito di cittadinanza.

Mi preme segnalare che non è stato introdotto nessun limite al tetto massimo per poter usufruire delle detrazioni. Seppur inizialmente si è paventata più volte l’ipotesi di limitare la possibilità di portare in detrazione le spese mediche e sanitarie per i redditi superiori ai 120mila euro fino ad azzerrarle dopo i 240mila euro, tale provvedimento, secondo me a ragione, è decaduto. Sono convinto che il diritto alla salute è di tutti e per giunta chi percepisce redditi alti, contribuisce già in maniera sostanziale, mediante le proprie tasse, a rinpinguare le casse statali, dunque ha il medesimo diritto di poter usufruire delle detrazioni.

E’ importante evidenziare che queste modifiche varranno a partire da Gennaio 2020 ma le spese eseguite durante il corso di quest’anno potranno essere portate in detrazione mediante la dichiarazione dei redditi del 2021.

ATTENZIONE: sottolineo che per quanto riguarda i pagamenti tracciabili siete costretti a far indicare la modalità di pagamento usato anche in fattura, il pagamento deve essere fatto dalla stessa persona che esegue la prestazione medica (ad esempio il bancomat, se pagate con il POS deve essere intestato a chi esegue la prestazione) o dalla persona al quale risultate a carico e per giunta siete costretti a conservare la ricevuta/fattura almeno fino a quando il sistema non andrà perfettamente a regime, viste le difficoltà iniziali che si stanno evidenziando, e dunque fino al 31 Dicembre del 5 anno successivo rispetto all’anno di esecuzione della prestazione (tempo massimo entro il quale l’Agenzia delle Entrate può eseguire un controllo della vostra dichiarazione richiedendovi tutte le fatture). 

SuperTicket: qual’è la situazione

Altro provvedimento importante a sostegno delle classi meno abbienti sarà l’abolizione per le prestazioni sanitarie con relativo pagamento del Super Ticket. Questa tassa di importo pari a 10 euro, vigente in alcune regioni e variabile in funzione di determinati criteri da regione a regione, ha l’obbiettivo di far entrare fondi nelle casse regionali a fronte dei tagli alla Sanità che hanno subito da parte del Governo Centrale. Con la liberalizzazione del piano Sanitario, non più di gestione statale ma regionale, ciascuna Regione ha dovuto far fronte all’erogazione delle prestazioni sanitarie verso i propri cittadini ricevendo sempre meno fondi statali. Quindi si è deciso di introdurre questa tassa, direttamente sul contribuente, in particolar modo per quelle prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio di tipo altamente professionale e quindi più costose.

Questo obolo risulta purtroppo fortemente penalizzante per i cittadini senza reddito o con redditi bassi che hanno limitato significativamente la possibilità di curarsi; nei prossimi mesi, si presume a partire da Settembre 2020, come promesso dall’attuale ministro Speranza, tale tassa sarà completamente eliminata e tutti i ticket saranno rimodulati in funzione di diversi parametri che dipenderanno dal tipo di prestazione di cui si deve usufruire, dal reddito familiare, dal numero di componenti della stessa.

Attendiamo gli sviluppi con ansia ricordandoci che…

La salute pubblica, indipendentemente da ulteriori questioni, è una garanzia che uno Stato che si professa civile deve garantire a tutti gli uomini presenti sul proprio suolo, indipendentemente dalla cittadinanza di appartenenza…in fondo quando una malattia colpisce, di certo non seleziona la persona in base alla sua fascia di reddito od al colore della sua pelle piuttosto che al sesso…non credete???

Credo invece che uno Stato civile deve individuare e lavorare sulle potenziali criticità che possano determinare i più comuni problemi di Salute per ridurli alla fonte…non posso credere che esistono campagne di sensibilizzazione  contro il fumo o l’abuso di l’alcool mentre è contestualmente lo Stato incassa enormi quantità di denaro dalle tasse sulla vendità di questi prodotti (e le tasse incassate non hanno lo scopo di limitare la vendita di questi prodotti che creano dipendenza e problemi di salute)…politici e governanti, vi do un consiglio…sarete più credibili quando presenterete un bilancio annuale dal quale si percepisce che tutte le tasse incassate dalla vendita di questi prodotti saranno integralmente spese nella sensibilizzazione e nell’educazione dei cittadini (a partire dai minorenni tramite le scuole di ogni ordine e grado)verso uno stile di vita più sano… tale pratica, seppur non nell’immediato determinerebbe come diretta conseguenza sia una forte riduzione della spesa in ambito Sanitario che una popolazione costituita da cittadini sempre più in Salute e quindi più efficenti!!!.

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Detrazione Spese Scolastiche 2020: quali sono, i limiti e le istruzioni per inserirle nella dichiarazione

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Alzi la mano chi sa che le spese scolastiche dei figli a carico possono essere portate in detrazione. Siete sicuramete in pochi… Quante volte il vostro commercialista vi ha chiesto le fatture delle spese che affrontate per l’istruzione dei vostri figli? e quante volte vi ha spiegato cosa è possibile portare in detrazione? Adesso proviamo a fare chiarezza

Spese scolastiche: detrazioni per asilo nido e prima infanzia

Mi preme fare subito una precisazione fondamentale. Si possono portare in detrazione le spese scolastiche relative alle rette che paghiamo per mandare i figli all’asilo nido, sia comunale che privato (quest’ultimo purchè accreditato), ed alla scuola dell’infanzia (dai 3 ai 6 anni).

Molti non sanno che risulta possibile portare il detrazione il 19% di queste spese mensili; per farlo, e dunque per ottenere la restituzione del 19% dell’importo speso, basta inserire l’ammontare totale della spesa annua  nella dichiarazione precompilata, all’interno della casella che ti indicherò di seguito.

Naturalmente è essenziale sottolineare che purtroppo non risulta possibile portare in detrazione le spese relative ai materiali consumabili (quaderni, penne e cancelleria) e nemmeno quelle relative all’acquisto dei  libri.

Detrazione Spese Scolastiche 2020 quali sono?

Spese scolastiche detraibili 2020: quali sono?

Non tutte le spese che le famiglie italiane si trovano ad affrontare annualmente per l’istruzione dei propri figli si possono portare in detrazione ma solo:

  • Tassa di iscrizione a scuola o contributo obbligatorio/volontario per la frequenza;
  • Spese per il servizio mensa e per l’assistenza pre o post, sia se eseguita da strutture private per conto del Comune sia se effettuata da soggetti diversi.
  • Spese per la partecipazione a viaggi di studio;
  • Spese per la retta mensile, come precedentemente accennato, applicabile solo per asilo nido e scuole per la prima infanzia;
  • Erogazioni libearli appositamente deliberate dall’istituzione scolastiche per fini esclusivamente legati alla frequenza scolastica;
  • Spese sostenute per il dopo scuola all’interno dell’istuzione scolastica o da enti esterni atti alla realizzazione di questi servizi;
  • Spese per l’assicurazione della scuola;
  • Tutte le voci di spesa ricadenti nell’ambito dell’offerta formativa che l’istituzione scolastica offre ai suoi utenti (corsi di lingua, dizione, teatro, ecc…).

Attenzione! Per beneficiare delle detrazioni bisogna esibire, per tutti i capitoli di spesa sopra riportati, delle ricevute di qualsiasi natura  come bollettini di c/c postali, fatture, ricevute od altro che servono ad attestare che abbiate eseguito un pagamento tracciabile a fronte di un servizio/prestazione ricevuta.

Inoltre, bisogna sottolineare  che se il pagamento viene eseguito direttamente alla struttura scolastica non vi è la necessità di presentare la copia della delibera emessa dalla scuola che motiva la spesa; viceversa, quando il pagamento viene eseguito a soggetti terzi è necessario accompagnare alla ricevuta di pagamento la copia della delibera che autorizza l’esecuzione dell’attività (ad esempio le spese per la gita scolastica vanno corredate di delibera scolastica che autorizza l’esecuzione della gita e la sua destinazione) emessa dall’istituto scolastico.

Purtroppo per ottenerla bisogna richiederla alla segreteria scolastica della scuola.

Ammontare detrazione scolastica 2020 e tetto massimo di spesa.

Negli ultimi anni è aumentato, e continuerà ad aumentare per il prossimo anno, il tetto di detrazione massimo  previsto per le spese scolastiche. Per il 2020  il limite massimo di spesa, per ciascun figlio, si attesta in 800 euro. Ciò significa che se dichiarassimo di aver sostenuto spese certificate per un totale pari alla cifra massima sopra riportata, considerando l’applicabilità del 19% di detrazione, percepiremmo una cifra sottratta delle tasse che dobbiamo versare,  pari a 152 euro per figlio. Avete letto bene.

La cifra massima sopra riportata è applicabile per ogni scuola di ordine e grado fino alle scuole medie superiori.

Viceversa, non è previsto nessun tetto massimo per gli importi da portare in detrazione  per tutte le spese legate alla formazione universitaria che siano organizzati da università pubbliche o private purché queste siano accreditate come tali e abbiamo corsi assimilati e riconosciuti come durata e struttura dell’insegnamento ai corsi ufficiali. Si possono portare in detrazione anche le spese relative alla formazione post-universitaria come master, dottorati di ricerca e scuole di specializzazione e/o formazione se eseguite da università o enti riconosciuti come tali dallo Stato Italiano. Comunque, bisogna sottolineare che se l’università è privata oppure estera, il limite massimo che si può portare in detrazione è pari a quello per un analogo corso di una università pubblica Italiana. Per maggiori informazioni sulle spese che si possono portare in detrazione per gli studenti univeristari clicca su questo link.

Chi ha diritto alla detrazione per le spese scolastiche

La detrazione può essere richiesta da tutti i genitori contribuenti che hanno figli a carico (ovvero tutti i figli che, con la modifica introdotta con la manovra 2019, abbiano un reddito inferiore  a 4,000 euro annui) che frequentano scuole di ogni ordine e grado, dall’asilo nido (fortunatamente la Manovra 2020 ha innalzato il tetto massimo per il rimborso della retta mensile per la frequenza agli asili nido, per saperne di più clicca sul seguente link) agli studenti univeristari per i quali, come sopra esposto, non è stato stabilito nessun tetto massimo  all’importo sostenuto per le spese univeristarie, che  possono essere portate in detrazione con l’aliquota al 19%.

Credo sia giusto ed opportuno che non ci debba essere nessun limite al tetto di spesa da portare in detrazione anche per le spese sostenute per i bimbi che frequantano l’asilo nido e/o la scuola materna. Spero che qualcuno legiferi in tal senso nel breve periodo.

Attenzione: se per la retta dell’asilo mensile usufruite del Bonus Asilo Nido, ma questo non copre l’intera retta sostenuta, potete portare in detrazione la differenza tra questa spesa e cio che ottenete come rimborso mediante il Bonus Asilo Nido

Ad esempio, se la retta mensile del bimbo al nido è di 350 euro e mediante il Bonus Asilo Nido percepite un rimborso di 120 euro, la differenza pari a 230 euro (350 – 120) potrete portarla in deduzione percependo un rientro, in concomitanza della dichiarazione dei redditi mediante il 730 precompilato, pari a 43,7 euro per ogni mese per il quale avete sostenuto la spesa.

Dove inserisco le spese scolastiche nel 730 precompilato per l’anno 2020?

Ti sarai fatto più volte questa domanda. E’ arrivato il momento di conoscere la risposta. All’interno del quadro detrazioni le spese scolastiche per ragazzi che frequentabo scuole fino alle superiori di secondo grado vanno inserite nelle caselle da E8 fino a E10 con il codice 12, mentre solo quelle in campo universitario vanno inserite con il codice 13.

Attenzione che tutte le spese devono essere opportunamente documentate, come sopra descritto; di seguito un estratto della documentazione valida nel caso in cui sareste sottoposti ad un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate

  • Ricevute di bonifici bancari o postali;
  • Ricevute di pagamenti eseguiti tramite conto correnti o bollettini postali;
  • Mav relativi al pagamento del servizio mensa;
  • attestazioni di pagamento rilasciate dall’istituto scolatico.

Tutta quasta documentazione può essere richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate nel caso di verifica della dichiarazione che avete presentato.

Spero di esservi stato di aiuto ma se avete dubbi potete contattarmi e proverò a chiarirvi ogni situazione.

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ISEE INPS 2020 precompilato: come accedere e quali dati servono

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La presentazione della domanda per ottenere l’attestazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente del proprio nucleo familiare ha subito delle modifiche a partire dal 2020, dal mio punto di vista positive, in quanto sono state semplificate le precedure per la compilazione essendo stata predisposta, sul sito dell’INPS, la certificazione in modalità precompilata, all’interno della quale, includendo poche informazioni di carattere anagrafico, si può subito procedere con la presentazione della richiesta.

Sono state apportate delle modificate alle tempistiche per la presentazione della stessa: dal 2020 la domanda avrà validità annuale e questa conciderà con l’anno solare, ovvero varrà dal 01 Gennaio al 31 Dicembre di ogni anno.

Inoltre è importante sottolineare che sono stati equiparati gli anni di riferimento dei redditi alla quale la domanda deve puntare: sia i redditi di natura mobiliare che immobiliare devono essere quelli antecedenti di due anni alla data di presentazione della richiesta; ad esempio, per la domanda valida per il 2020, nell’ISEE 2020 INPS precompilato saranno presenti i dati patrimoniali e reddituali(anche la giacenza media dei conti correnti a voi intestati) del 2018. Già perché a differenza del passato non dovete più chiedere documenti in banca che attestino la giacenza media annua del vostro/i conto corrente, ma è tutto già presente nella precompilata. Ma entriamo nel dettaglio e provimo a capire innanzitutto come accedere e cosa serve per farlo…

ISEE Inps 2020 come si compila e cosa è cambiato

Accesso ISEE INPS 2020 precompilato

Come per gli anni passati, la dichiarazione si può eseguire sia tramite i tradizionali canali, ovvero mediante i CAF abilitati che dovranno essere da voi autorizzati, oppure

      1. Tramite il sito INPS mediante le credenziali in vostro possesso tra le quali il PIN DISPOSITIVO;
      2. Tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate mediante l’apposita sezione predisposta utilizzando le credenziali da questa rilasciate;
      3. Oppure sul sito dell’INPS accreditandosi mediante l’identità SPID di livello 2 o superiore.

Dato che l’ISEE deve essere presentato da uno solo dei contribuenti maggiorenni appartenenti al nucleo familiare (la famiglia può essere costituita da più componenti maggiorenni), affinché sia tutelata la privacy di tutti gli altri soggetti, deve risultare che questi abbiano autorizzato il dichiarante alla presentazione della richiesta…e come si verifica che l’utente sia autorizzato? Mediante degli…

Elementi di riscontro

Per dimostrare che siete le persone autorizzate dal resto dei componenti maggiorenni apparteneti al nucleo familiare per il quale state chiedendo l’attestazione ISEE 2020 INPS, siete obbligati a fornire, per ciascuno di essi, due elementi di riscontro (uno in ambito patrimoniale ed uno in ambito reddituale) da inserire all’interno della dichiarazione che state compilando, entrambi riferiti ai due anni precedenti rispetto all’anno per il quale state eseguendo la domanda.

Elemento di riscontro relativo al patrimonio mobiliare.

Nel caso in cui al 31 dicembre dell’anno al quale si riferiscono i redditi (due anni antecedenti la dichiarazione), il patrimonio mobiliare di ogni singolo componente sia inferiore a 10mila euro, il dichiarante deve indicare:

        •  L’esistenza di rapporti finanziari il cui valore complessivo è inferiore alla suddetta soglia;
        • Ovvero l’assenza completa di qualsiasi tipo di rapporto finanziario.

Nel caso in cui, sempre con riferimento al 31 dicembre di due anni antecedenti l’anno di compilazione della domanda, il patrimonio mobiliare di ogni singolo componente è superiore ai 10 mila euro, il dichiarante deve fornire come riscontro:

        • il valore del saldo contabile di uno dei conti correnti e depositi di ciascun componente riferito all’anno alla quale punta l’ISEE di cui al Quadro FC2, sez.I della DSU;
        • oppure il valore, sempre alla stessa data, di una delle altre forme di patrimonio immobiliare di cui al quadro FC2, sez. II della DSU.

Attenzione affinchè il valore contabile sia giusto deve essere approssimato all’unità di euro altrimenti non sarà considerato valido. I conti da prendere come riferimento sono quelli non cointestati con il dichiarante. Nel caso di possesso di più conti non cointestati, dovrà essere riportato quello avente valore positivo.

Elemento di riscontro relativo al reddito

Il dichiarante per ciascuno dei componenti maggiorenni deve dichiarare:

        • l’importo esposto al rigo “differenza” nella dichiarazione dei redditi risultante dal prospetto di liquidazione del modello 730 o dal quadro RN del modello Redditi Persone fisiche;
        • oppure l’assenza di dichiarazione se il componente non ha presentato nessuna dichiarazione dei redditi.

Questo dato che deve puntare ai due anni antecedenti l’anno di presentazione dell’ISEE può essere prelevato dalla dichiarazione dei redditi dell’anno antecedente l’anno di presentazione dell’ISEE(ad esempio 2019 per l’ISEE chiesto nel 2020) in quanto quest’ultima contiene i dati reddituali dei due anni addietro.

Dopo aver inserito questi dati l’Agenzia delle Entrate e l’INPS, mediante i dati in loro possesso, effettueranno un controllo incrociato per verificare la correttezza degli stessi. Se l’esito sarà positivo saranno tutte precompilate le informazioni necessarie per poter ottenere l’attestazione, viceversa avrete la possibilità di reinserire gli elementi di riscontro per altre due volte  e/o si potrà procedere alla compilazione classica senza poter usufruire dei dati precompilati e quindi si dovrà procedere all’inserimento di tutte le informazioni necessarie per ciascuno dei componenti.

Quali sono i dati precompilati presenti nella dichiarazione?

Facendo capo a tutte le informazioni presenti nei vari enti statali, si può affermare che la precompilazione riguarda essenzialmente i seguenti capitoli:

        • i redditi ed alcune tipologie di spese ordinariamente dichiarati all’Agenzia delle Entrate (inseriti nelle sezioni II e III del quadro FC8);
        • I trattamenti erogati dall’INPS (inseriti nella sezione III del Quadro FC8);
        • il patrimonio mobiliare posseduto in Italia (inserito nel quadro FC2) con esclusione delle lettere e,g,h dell’articolo 5 del DPCM n. 159 del 2013 (partecipazioni in società per azioni e in società non azionarie, altri strumenti e rapporti finanziari, valore del patrimonio per le imprese individuali);
        • tutto il patrimonio detenuto in Italia limitatamente ai fabbricati (Inseriti nel quadro FC3);
        • il canone di locazione della casa di abitazione (inserito nella seconda sezione del quadro B).

Dunque prima di procedere con la dichiarazione armatevi di tutta la documentazione necessaria e poi tornate su questo sito cliccate sulla seguente pagina e Buona compilazione.

A presto

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DSU ISEE INPS                                                     Detrazioni e Bonus Manovra 2020

 

Spese Veterinarie 2020: cosa cambia sulle detrazioni e quali sono i nuovi limiti

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Niente di più semplice e più sensato…lo Stato ha pensato, a ragion dovuta, di aumentare il tetto delle spese mediche che si possono portare in detrazione per quanto concerne i nostri amici animali.

Dato che molti degli animali sono integrati nelle nostre famiglie ed in alcuni casi rappresentato un componente aggiuntivo della stessa, mi sembra corretto, in virtù delle spese che gli stessi necessitano in ambito medico/assistenziale, aumentare il tetto massimo delle spese mediche che risulta possibile portare in detrazione.

Naturalmente, così come già in vigore, non risulta possibile portare queste spese in detrazione se i vostri amici animali sono detenuti per attività legate a business vari…ma esclusivamente per gli animali detenuti per compagnia e/o pratica sportiva.

Dunque non cambia nulla se non l’aumento del tetto massimo da portare in detrazione che si innalza a 500 euro, rispetto ai 387 euro previsti fino al 2019. Di questo innalzamento si potrà beneficiare nella dichiarazione dei redditi a partire dal 2021.

A conti fatti ed in virtù della franchigia invariata e pari a 129,11 euro, il nuovo tetto porta ad una detrazione massima pari a 70,46 euro rispetto alle precedendi 49 euro, rimanendo invariata la percentuale che risulta possibile portare in detrazione, ovvero cioè il 19% della spesa sostenuta.

Si sottolinea che il limite massimo è indipendente dal numero di animali posseduti e legalmente dichiarati in quanto si applica come sgravio di spesa al contribuente al momento che esegue la dichiarazione dei redditi.

Per maggiori chiarimenti ed in virtù delle invariate ulteriori condizioni al contorno rispetto alla precedente dichiarazione, vi rimando all’altro articolo (Detrazione spese veterinarie) presente nel sito che riporta i criteri, le limitazioni e tutte le condizioni mediante le quali risulta possibile beneficiare della detrazione in questione.

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Bonus Tv: 50 euro di sconto sull’acquisto di un nuovo tv

Reading Time: 4 minutes

State per acquistare un nuovo televisore? Quindi siete alla ricerca della migliore offerta e dunque il vostro cruccio è trovare il miglior compromesso nel rapporto prezzo qualità?

Vi capisco, e vi lascio liberi di pensare e scegliere ciò che fa per voi…ma vi devo comunque dire che potete ricevere uno sconto immediato sul prezzo di vendita direttamente in cassa pari a 50 euro…non sto scherzando…

Bonus tv per il passaggio al nuovo segnale digitale terreste TVB2

Bonus tv cos’è

E’ un incentivo, valido a partire dal 18 Dicembre 2019 che prevede, per chi acquista un nuovo televisore, di beneficiare direttamente in cassa di uno sconto di 50 euro sul prezzo di vendita esposto dall’esercente.

L’agevolazione economica va a sostegno di tutte quelle famiglie che rientrano in determinati parametri di ricchezza e vuole essere una forma di compensazione per chi, possedendo un televisore non di ultima generazione, si troverà impossibilitato a vedere la TV con l’introduzione del nuovo sistema digitale DVB-T2/HEVC, che entrerà in funzione entro giugno 2022.

Come usufruire del Bonus TV 2020

Del Bonus Tv 2020 possono usufruire tutti i cittadini italiani, solo per  una volta, che hanno un ISEE (o più correttamente chiamata DSU) fino a 20 mila euro. Rientrano in questa agevolazione sicuramente le famiglie nelle fasce ISEE1 e ISEE2.

Permettetemi però di sottolineare qualcosa che in molti non dicono…se avete acquistato la vostra televisione negli ultimi 3 anni non entrate nel panico, sia perché lo switch of partirà nel 2021, ma soprattutto perché, per legge, pena l’impossibilità alla commercializzazione, tutti i televisori venduti hanno già la capacità di recepire il segnale DVB-T2 … per giunta un televisiore di 3 anni è comunque nuovo…

Il fondo messo a disposizione è pari a 151 milioni di euro diviso nei vari anni: 25 milioni nel 2019, 76 milioni nel 2020, 25 milioni per il 2021 e 25 milioni per il 2022; cosa significa? che per ogni anno solare chi prima arriva meglio alloggia, ovvero seppur rientrate nelle condizioni sopra riportate ma per quell’anno i fondi sono già esauriti non avrete diritto allo sconto.

Come richiedere il Bonus TV?

Niente di più semplice, almeno in questo caso non bisogna fare particolari domande in carta bollata!!! Innanzitutto bisogna scaricare un modulo in pdf dal sito del Mise che va compilato e consegnato assieme alla propria carta d’identità, il codice fiscale ed un’auto certificazione che attesata che il vostro ISEE è al di sotto o uguale a 20 mila euro per l’anno in corso (meglio se gli allegate l’attestazione dell’ISEE).

Il commerciante a fronte di questa documentazione verificherà che non abbiate usufruiro già del bonus in questione e provvederà immediatamente a scontarvi le 50 euro dal costo di acquisto.

Quali Tv beneficiano del bonus

Preciso che se siete legati in maniera particolare al vostro televisore e non volete cambiarlo si può usufruire del bonus anche per acquistare il decoder che sarà in grado di recepire il nuovo segnale e convertirlo in segnale per il vostro televisore.

Comunque a questo indirizzo trovate tutti i prodotti che il Ministero ha classificato come idonei per poter usufruire del bonus, nel caso abbiate dei dubbi potete consultare questo elenco per avere la certezza che il vostro prodotto sia tra quelli scontabili. Sappiate che i rivenditori son ben informati e sicuramente vi consiglieranno al meglio!

Ma i rivenditori cosa debbono fare?

Sei un rivenditore e vuoi maggiori informazioni su come offrire ai tuoi clienti l’opportunità di usufruire del bonus mentre tu non vuoi avere particolari grattacapi? Consulta la guida predisposta dal ministrero presente sul sito del MISE.

Switch-off digitale terreste, quando ci sarà?

Il passaggio dall’attuale digitale terreste verso il nuovo segnale avverrà in maniera graduale e sarà suddiviso in 4 grandi macro aree di seguito identificate

Area 1 – Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sardegna;

Area 2 – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia tranne la provincia di Mantova, provincia di Piacenza, provincia di Trento, provincia di Bolzano;

Area 3 – Veneto, provincia di Mantova, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna tranne la provincia di Piacenza;

Area 4 – Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise, Marche.

Dal 1° Settembre 2021 si avvierà il cambio per le aree 2 e 3;

Dal 1° Gennaio 2022 sarà la volta dell’area 1

Dal 1° Aprile 2022 sarà infine la volta dell’area 4.

Buona nuova televisione a tutti!!!

Verifica compatibilità del tv allo standard DVB-T2/HEVC

Ma prima di pensare all’acquisto del nuovo televisore assicuratevi che quello che possedete sia relamente impossibilitato a ricevere il segnale del nuovo standard. Ma per fare ciò molti di voi si chiederanno : come risulta possibile verificare se il mio televisore è idoneo a ricevere il nuovo segnale DVB-T2/HEVC?

I due maggiori player di reti nazionali hanno lanciato due nuovi canali abilitati al nuovo standard mediante i quali risulta possibile eseguire questa verifica. Molti vi indicherranno di fare riferimento alla marca del TV, al suo modello o peggio ancora all’anno di acquisto per verificare se il vostro TV è idoneo a ricevere il nuovo segnale. Ma chi ha il tempo di eseguire tutti questi controlli incrociati?

Basta semplicemente cliccare sul canale 200 (messo in campo dalla Finivest) o sul canale 100 (aperto dalla Rai) e verificare che si riesca a visualizzare l’immagine di seguito riportata

Messaggio verifica segnale tv DVb T2/HEVC mediante canale 200 o canale 100

Nel caso visualizzate questa scritta siete sicuri che il vostro televisore è abilitato e quindi non sarete costretti a cambiarlo.

Viceversa non disperate, perlomeno non ancora. E’ probabile che innanzitutto dobbiate eseguire la risontinizzazione dei canali perchè quella che avete fatto l’ultima volta non ha recepito i segnali di questi ultimi nati e dunque non sono presenti nella lista meomorizzata dal vostro TV. Aiutandovi con il telecomondo eseguite nuovamente la ricerca automatica dei canali per la nuova sintonizzazione ed incrociate le dita.

Eseguita questa cliccate su uno dei due canali segnalati e verificate che esca la scritta di cui sopra; in caso affermativo potrete tirare un respiro di sollievo viceversa avrete tempo e modo di pensare all’acquisto del nuovo televisore o di dotarvi, quando sarà necessario, del decoder usufruendo del Bonus sopra citato.

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Cuneo Fiscale Manovra 2020

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Cuneo Fiscale

Chi ne beneficerà a partire da Luglio 2020

L’attuale Governo ha voluto incentrare l’impianto della manovra 2020 intorno a tutti i dipendenti, pubblici o privati che siano, per provare a stabilire un nuovo rapporto con questi contribuenti che durante gli ultimi anni, e sotto la guida dei Governi di colori diversi, hanno solo subito prelievi in tasse.

A valle della defiscalizzazione delle partite IVA al 15% con il governo Giallo/Verde (attualmente ridimensionato), tutti i dipendenti si sono visti traditi in quanto nessuna delle promesse messe in campo a loro beneficio, nelle estenuanti campagne elettori, è stata attuata.

Dunque l’attuale Governo, a mio modo di vedere, molto intelligentemente ha provato a ricucire il rapporto con questi contribuenti, allargando la platea dei beneficiari che aveva stabilito il famoso Bonus degli 80 euro del governo Renzi. Ma vediamo nel dettaglio in cosa consiste il nuovo provvedimento e da quando sarà attuato. Al seguente link sono presenti ulteriori provvedimenti a supporto della famiglia introdotti della Manovra fiscale 2020.

Cuneo fiscale cos’è:

Non voglio dilungarmi enormemente ma molti si chiedono cosa sia il cuneo fiscale. Non è altro che la differenza tra la busta paga lorda (versata dal datore di lavoro) e quella netta che vi ritrovate in banca, dunque non è altro che la somma delle imposte dirette, indirette e dei contributi previdenziali oltre che altre tasse generali, che fanno si che ci sia una netta differenza tra ciò che realmente vi viene retribuito a fronte della vostra prestazione lavorativa e ciò che il datore di lavoro versa indipendentemente dall’essere o un imprenditore privato o lo Stato.

L’attuale Governo per ridurre questo carico ha stanziato come budget 3 miliardi di euro nel 2020 e 5 miliardi nel 2021. E’ una primo passo che speriamo si traduca più avanti e con una manovra più coraggiosa che possa determinare una sostanziale riduzione dell’IRPEF per il lavoratore, che delle tasse che l’imprenditore versa per la retribuzione del suo dipendente. In fondo, non vi sembra anomalo che l’imprenditore, oltre al rischio del capitale che investe, alla concorrenza sempre più spietata, all’aumento del PIL dello Stato determinato dalla sua produzione, all’apporto a vantaggio della comunità ed al sociale quando assume dei lavoratori determinando un incremento dell’economia ed a tante altre difficoltà quotidiane, è costretto a versare anche delle tasse sul lavoro del suo dipendente?

Cuneo fiscale busta paga: A quanto ammonta il tetto della nuova manovra?

Come detto, la manovra approvata garantirà un aumento in busta paga per tutti i lavoratori dipendenti estendendo la platea di contribuenti che beneficeranno della riduzione del cuneo fiscale e dunque dell’aumento in busta paga; ciò è dovuto all’innalzamento del tetto massimo della RAL che consentirà di accedere al beneficio per i redditi fino a 40mila euro annui. Ma vediamo nel dettaglio come sono state identificate le fasce di reddito ed a quanto ammonta l’aumento mensile e quello totale annuo. Voglio precisarvi che le cifre indicate sono quelle nette che aumenteranno il vostro stipendio mensile

Cuneo fiscale dipendenti pubblici/privati e pensionati

Va precisato che purtroppo questo prima intervento non impatterà il taglio del cuneo fiscale per i pensionati. Resta inteso che il Presidente del Consiglio dei Ministri Conte, ha voluto sottolineare, contestualmente all’approvazione del taglio a beneficio dei dipendenti, che sarà un impegno personale quello di formulare un provvedimento che vada a beneficio dei pensionati che in questo periodo sono sicuramente la classe meno agiata e che soffre più di tutti il peso delle tasse.

Di seguito riporto nel dettaglio l’aumento di cui beneficerà ogni fascia di reddito precisando che lo stesso, parte da un massimo di 100 euro, per i redditi più bassi e subisce una riduzione progressiva con l’aumentare del reddito fino ad azzerarsi per i redditi pari ed oltre i 40mila euro, seguendo lo stesso concetto della progressività fiscale utilizzato per il calcolo delle tasse da versare.

Cuneo Fiscale 2020: Fasce di reddito e relativo aumento

I beneficiari del bonus saranno 16 milioni di contribuenti se si sommano tutte le fasce di reddito sopra elencate. L’aumento di beneficiari rispetto al Bonus Renzi è di circa 5 milioni di contribuenti, ma cambia la sostanza perché potranno beneficiare anche tutti i lavoratori che prima erano tagliati fuori a causa del tetto massimo stabilito dal precedente Bonus pari a 24.600 euro.

Attenzione: così come accadeva con il bonus Renzi, l’aumento in busta paga sarà erogato secondo la proiezione annua mensile del vostro stipendio. Cioè se verso la fine dell’anno la vostra busta paga sarà più pesante rispetto ai mesi precedenti (aumenti, straordinario, ecc…) non solo vedrete ridotto il contributo ma sarete sottoposti al conguaglio nel mese di Dicembre in funzione della vostra RAL annuale consuntivata. Qualcuno in maniera inaspettata, durante il Bonus Renzi si è visto sottrarre l’intero contributo erogato nell’anno, pari a 960 euro, solo perché aveva sforato il tetto massimo stabilito.

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Manovra fiscale 2020: detrazioni e bonus introdotti

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Questo articolo vuole riassumere in maniera veloce e sintetica le principali modifiche e/o conferme relative ai Bonus/Detrazioni introdotti o già esistenti, contenute ed approvate definitivamente con la pubblicazione della Manovra economico finanziaria 2020.  Natuarlmente i provvedimenti sono numerosi ed abbracciano diversi ambiti ciacuno dei quali merita un approndimento dettagliato…e noi proveremo, nel corso del tempo, ad elencare e descrivere i più importanti. Naturalmente partiremo con tutti i provvedimenti attuati a sostegno della famiglia e dei lavoratori per poi proseguire attraverso gli altri ambiti.

Manovra fiscale 2020: Bonus e Detrazioni

Il primo degli articoli sotto riportati non rientra nella Manovra 2020 ma, essendo un beneficio trasversale a tutti  abbiamo ritenuto opportuno comunque elencarlo.

Introduzione bonus TV da 50 euro per l’acquisto di TV/Decoder a causa del passaggio al nuovo segnale digitale DVB-T2/HEVC

Detrazioni al 19% e spese per lavori di casa: obbligo al pagamento mediante sistemi tracciabili per poterne usufruire

Detrazione Spese e Sanitarie Mediche: cosa cambia dal 2020?

Bonus a sostegno della famiglia per nascita figli e Bonus Asilo Nido

Innalzamento limite massimo alle detrazioni per Spese Veterinarie

Bonus facciate 2020: cos’è, chi può usufruirne, quali sono i limiti

Bonus Dispositivo Antiabbandono o seggiolino auto: cos’è e quanto ammonta

Cuneo fiscale

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Polizza casa: quali sono detraibili e come portarle in detrazione

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Con la legge di bilancio del 2018 lo Stato Italiano ha provato ad agevolare e diffondere la cultura relativa alla assicurazione sulla casa, ampiamente diffusa in altre nazioni al mondo. Già, perché a differenza di quanto riscontrabile nelle altre nazioni noi, come italiani, ci comportiamo in maniera un po’ anomala. Perché? E’ tutta una questione di retaggio culturale; infatti mostriamo una spiccata propensione nel possedere una prima casa di proprietà dove stabilire il proprio tetto coniugale (per noi rappresenta uno dei passi principali da affrontare quando si decide di mettere su famiglia, a differenza delle altre nazioni dove chi costruisce una famiglia non si pone come principale vincolo quello dell’acquisto della prima casa, ma decide di vivere in case prese in fitto) o come investimento, per la verità, sempre remunerativo ma, come contraltare a questa scelta, non ci si pone la questione, dal mio punto di vista non trascurabile, della protezione di quel bene da qualsiasi fenomeno naturale, soprattutto in virtù della maggiore frequenza di questi avvenimenti, che ci garantisca, in caso di danni, una copertura assicurativa che lo salvaguardi evitando di lasciarci senza un tetto sulla testa.

Detrazione polizza casa: quali sono gli eventi detraibili?

Malauguratamente la frequenza sempre più crescente di questi fenomeni naturali per giunta molto devastanti, e causati, a torto o a ragione, dai mutamenti climatici, stanno mettendo in ginocchio molte famiglie italiane, che per via di terremoti, alluvioni, frane, esondazioni di fiumi, ecc… perdono questo bene essenziale e si trovano catapultati fuori da esso; la speranza che li accompagna, oltre alla buona dose di coraggio ed intraprendenza che mettendo in campo per ripartire molte volte da zero, è che lo Stato, prima o poi,  si occupi della loro sistemazione garantendogli una nuovo alloggio…se questo è il vostro punto di vista allora credete nelle favole, quindi vi consiglio di crescere ed aprire gli occhi verso quella che risulta essere la realtà delle cose; infatti, per fugare ogni dubbio  vi ricordo che centinaia di terremotati del 1980, dell’Irpinia, vive ancor oggi nei container adibiti inizialmente a prima sistemazione e divenuti col tempo sistemazione definitiva!!!
Oggi proteggere un bene è diventato una esigenza, salvaguardare la casa contro le calamità naturali è una necessità.

Lo Stato, proprio per incentivare la popolazione ad assicurare la propria casa ha introdotto, da Gennaio 2018, la possibilità di portare in detrazione il premio stabilito per i danni causati da calamità naturali. Nell’ambito delle calamità si possono identificare due macro famiglie: quelle da eventi naturali e quelle dovute ad eventi artificiali; nella prima categoria rientrano terremoti (ahimé sempre più spesso piaga nazionale se si pensa ad eventi molto vicini nel tempo come L’Aquila, le Marche e l’Emilia Romagna, e l’Umbria, solo per citare i più recenti), uragani, alluvioni, frane, grandinate, esondazioni dei fiumi, piogge intense, ecc… mentre nella seconda categoria, che impatta principalmente la responsabilità civile, rientrano incendi, aviazione, trasporti, attentati terroristici, ma anche esplosioni di gas, ecc…).

Premettendo che la detrazione risulta applicabile solo agli eventi calamitosi di origine naturale, bisogna eseguire, per il proprio immobile, in maniera piuttosto critica e senza farsi abbindolare da chi vi consiglia di assicurare il vostro appartamento da qualsiasi forma di calamità, una valutazione sul rischio e sulla eventuale probabilità di accadimento. Mi spiego meglio; assicurare il proprio immobile contro il rischio alluvioni se questo è lontano da eventuali corsi d’acqua, posizionato in pianura e con una media di precipitazioni bassissima risulta inutile in quanto la probabilità di accadimento di tale evento è bassissima. Viceversa, il rischio terremoto è parametrato da cartine che suddividono la penisola Italiana in funzione di zone sismiche con l’indicazione del loro grado di pericolosità stilato in funzione sia delle analisi  morfologiche sia statistiche; quest’ultime vengono eseguite monitorando le frequenze e l’intensità degli avvenimenti tellurici. Maggiori info sono disponibili sul sito dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), per giunta costantemente aggiornate,  che fornisce informazioni puntuali e continue sugli accadimenti sismici in tutto il mondo tracciando intensità del sisma, tipologia ed epicentro.

Detrazione premio assicurazione casa: chi può usufruirne

Possono usufruire della detrazione sul premio relativo all’assicurazione sulla casa per i danni da calamità naturali tutti i contribuenti, indipendentemente sia dal numero di immobili che posseggono sia che questi siano adibiti a prima casa o meno. Infatti, la legge prevede che il contribuente risulti proprietario ed abbia stabilito un regolare contratto assicurativo con un agenzia autorizzata italiana ma anche estera.

Le polizze offerte dal mercato si possono costruire anche su misura ed in funzione delle necessità che il contraente stabilisce come prioritarie: ad esempio una polizza può essere anche multi rischio e coprire varie tipologie dello stesso ognuna delle quali può essere protetta secondo il livello di gravità che ciascun danno può comportare sul nostro immobile.

Il consiglio è quello di stabilire a priori con l’agente contri quale rischio assicurarsi e quale possa essere il miglior modo per farlo; ciò perché tutto ha un costo, quindi aumentando il livello di protezione ed il relativo rimborso, aumenta anche il valore del premio da corrispondere; per giunta, se siete tra i milioni di italiani che hanno un mutuo sulla casa, fate prima valutare da un tecnico (può essere anche l’agente al quale vi siete rivolti) per quali calamità la banca che vi ha erogato il mutuo ha assicurato il vostro immobile (già, cosa credevate che la banca non si tutelava per salvaguardare il suo patrimonio in caso si eventi calamitosi a fronte dei quali il proprietario non sarebbe più in grado di liquidare il mutuo? tanto la polizza l’avete pagata voi all’atto della stipula del contatto di mutuo) e magari assicurare solo per gli eventi non inclusi nella polizza e che possono presentare un rischio per la vostra zona di residenza.

Attenzione anche a leggere tutte le condizioni contrattuali prima della stipula del contratto e verificare e decidere se si vuole assicurare l’immobile per solo danno totale o parziale, per  i danni al contenuto della casa e/o per gli eventuali occupanti presenti nell’immobile nel momento dell’accadimento. Le possibilità sono ampie e personalizzabili.

Assicurazione casa: percentuale detraibile, tetto massimo ed ulteriori vantaggi.

Naturalmente la percentuale che si può portare in detrazione è il 19% del premio totale che si va a sottrarre dal monte delle tasse che dovete versare nelle casse statali. Se non avete tasse da pagare non riuscirete ad ottenere questo rimborso.

In aggiunta, per stimolare la propensione verso questo tipo di copertura, lo Stato non prevede nessuna tassa da pagare alla stipulata del contratto sul premio da corrispondere; ciò significa che sull’ammontare del premio non deve essere aggiunta la quota pari al 22,5%  sul costo finale della polizza… cosa dirvi più, non vi sembra abbastanza vantaggiosa la possibilità di stipulare queste polizze? Un ottimo vantaggio per farvi dormire sonni tranquilli mediante la protezione di un bene per il quale non abbiamo ulteriori modi per prevenire l’eventuale danno, se e quando questo si debba verificare.

Inoltre, e questa è una cosa abbastanza rara, risulta possibile portare in detrazione il 19% senza nessun limite sul valore del premio massimo stipulato dalla vostra compagnia, a patto che la somma sia determinata esclusivamente per la protezione dei danni derivanti da eventi calamitosi naturali.

Una condizione necessaria ed essenziale per poter usufruire della detrazione è legata all’anno di stipula del contratto assicurativo, cioè è possibile portare in detrazione tutti i premi stipulati a partire dal 1 Gennaio 2018 in poi; ciò significa, ahimè, che se avete stipulato un contratto pluriennale prima del 2018 non potete usufruire, anche per il premio degli anni a venire, né della detrazione né tanto meno della possibilità di evitare il pagamento delle tasse accessorie stabilite per la polizza.

Purtroppo un paletto doveva essere messo ed in questo caso lo Stato ha deciso di promuovere la diffusione di questa buona pratica e quindi ha ritenuto opportuno tagliare fuori chi questa sana pratica già l’aveva adottata, anche senza i benefici fiscali emanati.

Quindi se siete in procinto di chiedere un mutuo e la banca impone la necessità di accendere una polizza contro vari rischi, tra i quali le calamità naturali, fate attenzione a farvi defalcare dal monte totale il 22,5% di tasse e ricordatevi che potete portare in detrazione l’ammontare totale delle spese sostenute, essendo queste in genere, pluriennali e pari alla durata legale del mutuo che avete stipulato. Significa un bel risparmio di soldi, ve lo assicuro!!!

Dove e come inserisco le spese oggetto della polizza assicurativa sulla casa? 

A questo punto possiamo riassume che:

Requisiti per accedere alla detrazione:

        • Qualsiasi contribuente che esegue la dichiarazione dei redditi;
        • Risultare proprietario degli immobili oggetto della polizza assicurativa;
        • Riduzione del 22,5% del costo totale del premio assicurativo a causa della possibilità di non versare le tasse previste per questa forma di assicurazioni.

Limitazioni:

        • Percentuale detraibile 19%;
        • Nessun tetto massimo alla spesa da portare in detrazione indipendentemente dal numero di polizze che si stipulano;
        • Possibilità di poter usufruire di queste agevolazioni solo per le polizze per la protezione di danni causati da calamità naturali, come sopra definite.

Solo a titolo di esempio vi faccio notare che se la polizza ha un costo annuo di 380 euro, valore già al netto dalla tassazione statale, potete portare in detrazione la seguente cifra:

380 * 0.19 = 72,2 euro

Il che porta a consuntivare il costo totale del premio in 307,8 euro.

La somma totale del premio va inserita con il codice 43 nelle caselle da E8 a E10.

La documentazione da conservare in questo caso è l’accoppiata data dal contratto stipulato con l’agente e della ricevuta che attesta il pagamento del premio assicurativo annuale, almeno per tutti gli ultimi 5 anni. Il tutto perché, come al salito, nel caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, si devono mostrare le ricevute degli ultimi 5 anni.

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730 congiunto: cos’è, chi può farlo e vantaggi

Reading Time: 4 minutes

Mi preme subito fare una doverosa precisazione per evitare di farti perdere tempo nel caso l’articolo in questione non rispecchia il tuo attuale stato di civile.

La congiunta può essere presentata da tutte quelle coppie che sono legalmente e civilmente riconosciute dallo Stato italiano. Rientrano in questo stato i coniugi a seguito di matrimonio civilmente contratto e registrato indipendentemente dal sesso dei componenti che costituiscono la coppia.

Non possono accedere a questa forma di dichiarazione le coppie conviventi e quelle di fatto e naturalmente i singles oltre ai contribuenti che presentano la dichiarazione per conto di incapaci e/o minori.

Chi può presentarlo ed i vantaggi connessi

La scelta di eseguire il 730 congiunto è un fatto che dipende molto da valutazioni personali seppur, come per tutto il resto, esistono dei pro e dei contro.

Innanzitutto per eseguire il 730 congiunto i due coniugi devono avere i requisiti reddituali richiesti ed uno dei due deve avere la possibilità di  utilizzare il modello 730; la convenienza si riscontra nel caso un cui uno dei due coniugi non ha il sostituto d’imposta verso il quale presentare la dichiarazione e, quindi, non può far eseguire il calcolo delle detrazioni/deduzioni; in tal caso, il vantaggio risiede nella possibilità di ottenere l’eventuale rimborso nello stipendio o nella pensione del coniuge che ha il sostituto di imposta.

Comunque bisogna sottolineare un fattore molto importante: seppur si sceglie di eseguire la dichiarazione congiunta il reddito totale (quindi la tassazione applicata su ciascuno dei due redditi) non sarà calcolata come somma dei due redditi ma il calcolo delle tasse e delle relative deduzioni/detrazioni, verranno eseguiti in maniera disguinta su ciascun  reddito indipendentemente dal canale che si usa per eseguire la dichiarazione.

Famiglie residenti in città diverse: che fare?

Il 730 congiunto può essere presentato anche da coniugi che risiedono in città separate a causa di questioni personali/lavorative (lo stato di famiglia non si indentifica nella residenza presso la quale la famiglia stabilisce la propria dimora ma dai rapporti familiari presenti tra i componenti del nucleo stesso; rientrano i familiari che si dichiarano appartenere allo stato di famiglia, seppur non collegati in linea diretta, come fratelli, sorelle, parenti e affini).

Lo stesso dicasi anche per chi è in regime di separazione dei beni; tale forma giuridica non prescinde dalla scelta di come eseguire la dichiarazione in quanto il calcolo delle tasse e tutto ciò che ne concerne avverrà comunque in maniera differenziata.

Garanzia nell’equità dei diritti alle coppie omo/etero

Lo Stato fortunatamente garantisce pari diritti anche a coppie omosessuali così come a quelle eterosessuali; ciò significa che il 730 precompilato può essere presentato anche da tutte le coppie costituite da persone dello stesso sesso estendendo i diritti sociali, fiscali e patrimoniali alle parti, però, unicamente derivanti dell’unione civile ufficialmente registrata;rientra anche, e la riporto a solo titolo informativo, la richiesta di reversibilità della pensione che si chiede in caso di lutto per la perdita del familiare unico titolare di reddito all’interno del nucleo.

A mio modesto parere questo è un grande salto in avanti che lo Stato Italiano ha fatto per il riconoscimento dei diritti essenziali ed inalienabili per tutte le persone che hanno scelto liberamente di vivere con gente dello stesso sesso; naturalmente, come avviene per le coppie eterosessuali, questa condizione è garantita solo dopo aver regolarizzato formalmente con un atto pubblico la propria posizione di coppia nei confronti dello Stato. Il discernimento dell’ambito sessuale non deve essere oggetto di privazione dei diritti, in fondo le tasse si pagano perché si lavora indipendentemente da chi si sceglie per vivere insieme. Gli etero e gli omo lavorano alla stessa maniera e devono godere degli stessi diritti/doveri.

A chi risulta restio ad accettare questa forma di parità di diritti, indipendentemente dal colore politico, che oggi mi sembra piuttosto una scelta di opportunismo invece che dettata dalle reali dinamiche ideologiche, mi permetto di chiedere: quando vi recate all’ufficio comunale per il disbrigo di una pratica badate più a conoscere la tendenza sessuale che ha il vostro interlocutore o farvi chiudere la pratica nel minor tempo possibile da una persona qualificata? Ed ancora, dovvesse capitare di farmi curare in urgenza presso uno dei nostri ospedali vi preoccupereste più delle tendenze sessuali del medico che avete dinanzi o della professionalità e della sua bravura nella soluzione del vostro problema?

Ogni tanto senza farsi trascinare da propagande populistiche e partitiche fate una riflessione e lasciate vivere ciascuno nella sua libertà se questa non lede la libertà dell’altro.

A voi la scelta!

I Contro del 730 congiunto

Adesso vi chiederete, ma quali sono i contro del 730 congiunto?

La procedura della compilazione si allunga un po’ perché sulla Home Page del 730 precompilato della piattaforma on line è obligatorio spuntare le caselle “Dichiarante” e “Dichiarazione congiunta” dal coniuge che ha il Sostituto di imposta verso il quale far convogliare il calcolo (infatti bisogna indicare i dati del sostituto anche se in genere sono sempre presenti all’interno della precompilata); viceversa nel modello del coniuge bisogna spuntare la casella “Dichiarazione congiunta” prima dell’accettazione. Inoltre, nel prospetto familiari è obbligatorio indicare, in ciascuna delle due dichiarazioni, il codice fiscale del coniuge.

Seppur la dichiarazione viene presentata in forma congiunta, ciascun coniuge può decidere liberamente di decidere, indipendentemente dalle scelte dall’altro, a chi destinare l’8, il 5 ed il 2 per mille.

Nota: Non è possibile presentare la dichiarazione congiunta nei casi di persone incapaci e/o minori e quando si è obbligati a presentare il modello Redditi PF, oppure quando si verifica il decesso del coniuge prima della presentazione della dichiarazione dei redditi.

E’ essenziale ricordare che seppur il coniuge non “Dichiarante” possiede il Sostituto di imposta l’eventuale accredito/addebito verrà eseguito in busta paga del soggetto che è stato identificato come “Dichiarante”; quindi occhio a come gestite la pratica, se siete in una situazione di separazione non ancora formalizzata mi permetto di consigliarVi la scelta di presentare le due dichirazioni in maniera completamente disgiunta. Potreste correre il rischio di far finire le Vostre Detrazioni verso il coniuge o peggio, ritrovarVi addebitati eventuali tasse non versate dal coniuge.

E questo si che sarebbe un bel problema!!!

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